La camminata prenderà il via alle 15 dal Liceo Galvani (via Castiglione, 38) dove il professor Marella insegnò per diversi anni, gli stessi della sospensione «a divinis». Un cartellone, così come in tutte le altre tappe, riporterà non solo un’immagine del prossimo Beato inerente al luogo della sosta, ma anche una citazione dello stesso padre Marella o di personalità che a lui hanno fatto riferimento.

I totem saranno disponibili nei sei luoghi prescelti dall’1 al 4 ottobre. Sabato 3 ottobre nel pomeriggio si avrà la possibilità di trovare l’accoglienza di alcune giovani guide.

A narrare della vicenda terrena di don Olinto nelle varie tappe – che, dopo il Galvani, toccheranno piazza Verdi, la chiesa di San Giovanni in Monte, l’angolo fra via Caprarie e via Drapperie, piazza San Francesco e l’arcivescovado – un gruppo di giovani formato da don Massimo Vacchetti, direttore dell’Ufficio diocesano per lo sport, turismo e tempo libero.

«Condivido con altri adulti la responsabilità educativa di questo gruppo giovani “gang” – spiega don Vacchetti -. Con questi ragazzi dal 16 ai 19 anni ci siamo domandati come può un uomo essere felice, e ci siamo confrontati proprio con al figura di Padre Marella». Tra di loro Miriam Rinaldi che si è diplomata pochi mesi fa e, vista l’età, non aveva mai sentito parlare di padre Marella.

«Quando don Massimo ci ha accompagnati ad ascoltare la sua storia, raccontataci da don Alessandro Marchesini, sono rimasta profondamente colpita dalla sua figura – racconta –. Soprattutto, mi ha colpito il suo atteggiamento negli anni duri della sospensione. Nonostante don Olinto fosse sicuro di essere nel giusto, non ha mai polemizzato. Ha continuato ad obbedire. Un insegnamento grande per una persona come me che, invece, tende ad arrabbiarsi quando le cose non vanno come avevo pianificato».

Anche Rebecca Ravegnini è fresca di Maturità e, come la collega, non conosceva il futuro Beato. «Ho appena concluso il Liceo Galvani, lo stesso in cui insegnò Marella. Finalmente ho dato un significato a quella targa che lo commemora, all’interno della mia ex scuola – commenta –. Conoscendo meglio la sua storia e collaborando attivamente al progetto della camminata, sono rimasta affascinata dalla persona, ma anche dalla stima trasversale che di lui avevano quanti vi entravano in contatto». Di padre Marella aveva invece sentito parlare Teresa Piergallini, al secondo anno di Università. Era ancora una bambina quando un sacerdote l’accompagnò all’angolo in cui don Olinto chiedeva le elemosina, dandole un suo santino. «Quella figura mi aveva colpito, perché per me era carico di mistero. Non capivo per quale motivo fosse continuamente intento a chiedere un contributo per i più bisognosi e, a dire il vero, non mi era nemmeno chiaro se si trattasse di un prete o di un frate, magari addirittura di un laico – spiega Teresa –. Sono grata a don Vacchetti e a don Marchesini non solo per avermi coinvolta nell’organizzazione di questa passeggiata–tributo nei luoghi di padre Marella, ma anche per aver risposto alle domande di quando ero ancora una bambina».