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JMJ

Cosa dire sulla JMJ? Non avevo grandi aspettative, anzi mi dava forse fastidio che fosse un evento così mediatico, e che il nostro caro papa Benedetto fosse presentato a volte come più come una star del cinema che come qualcuno, quale è, che vuole umilmente incontrare i giovani e dargli un messaggio di speranza. Nonostante questo l’affetto per Benedetto XVI è stato contagioso, e lui stesso, per quanto riservato, ci ha fatto capire come tiene a noi, e come sia aperto verso i giovani.

Molto bello anche che tre vescovi ci facessero delle catechesi per tre mattine: hanno avuto parole sagge e buone, e sono stato contento di trovare freschezza in questi uomini che da lontano potrebbero sembrare così diversi e distanti da noi. L’ultimo a venirci a trovare è stato il nostro arcivescovo Carlo, ed è stato speciale potersi sentire Chiesa di Bologna, anche là. E Caffarra ci ha dato parole di speranza, ci ha esortato a non temere di testimoniare, ma sempre con grande dolcezza e rispetto, ricordando che i primi cristiani, fermi nell’annuncio della verità, sono stati martiri, tutt’altro che violenti o impositivi.

Questa JMJ è stata anche un’esperienza di essenzialità e di rinuncia. Per quanto gli spagnoli si siano resi disponibili e si siano dati da fare, certamente organizzare così tante persone non è semplice. Oltre a molti confort a cui siamo abituati, a volte è mancato quasi il necessario, come la scarsità d’acqua a Cuatros vientos, nel momento in cui il sole batteva impietoso. Eppure in tutto questo si può imparare che si trova gioia anche nel poco, nella semplicità, che dopotutto non pesano tante rinunce quando respiri quell’atmosfera festosa e fraterna. E si sperimenta cosa vuole dire essere affidati alle mani di altri: fidarsi e avere pazienza, due virtù in cui è bello potersi allenare ogni tanto!

Tanti incontri e tanti spunti, e alla fine una visita mistagogica della cattedrale di Madrid che mi ha fatto sentire che ero davvero un pellegrino lì, che arrivare a Madrid aveva un senso bello per me e il mio cammino. Una bella esperienza di Chiesa, sì.

Simone Persiani